BARREL

BOTTE 003Chi la possedeva questa botte da 150 litri, la voleva destinare a discarica. Ma … mumble mumble … come si può riutilizzare? E’ combinata proprio male. Ok, si fa una cantinetta per le bottiglie di vino e liquori.

Come prima operazione, si taglia con la molatrice la sezione che costituirà l’ apertura, cioè le due ante. Con la stessa si eseguono i tagli con dischi per ferro anche sui cerchi.
Avendo contenuto vino per tanti anni, si lava con l’ idropulitrice, sia esternamente che internamente. Si lava quindi per diverse volte e con molta attenzione, con una miscela di soda caustica e acqua. Si tolgono le incrostazioni (cavolo erano di 1 centimetro!) con la smerigliatrice. Si rilava con acqua e si fa asciugare fino a che non evapora anche quella assorbita dal legno. Si ripassa la smerigliatrice su tutta la superficie.
Si passa quindi nei punti danneggiati e nelle crepe, della cera di colore uguale o simile al colore scelto per la finitura protettiva. Si aggiunge un fondo in legno tondo alla base e si tampona con della gomma simile a plastilina il bordo. Si smeriglia con carta vetro 120 circa. Si passa una successiva mano di finitura protettiva cerata e poi un’ altra. Nel contempo si smerigliano i cerchi arrugginiti. Si realizzano dei fori nel quale inserire le borchie che hanno solo funzione estetica. Si pitturano le parti di ferro con vernice metallizzata antiruggine per esterni (quella comunemente usata per le cancellate) per due volte. Vanno quindi aggiunte le cerniere, che devono essere abbastanza solide da poter sostenere le ante che, pesano circa 4 chili l’ una e vanno rinforzate con delle fasce di alluminio nella parte interna per tenere unito il fasciame. Si passa a realizzare l’ impianto elettrico collegato ad una anta, cioè quando questa si apre, si accende tramite un interruttore a levetta una lampadina. Si fa passare nel foro del tappo di sughero. Quasi tutto era già in mio possesso: spina, filo bipolare, lampadina, portalampada, compreso il copri lampada, che era in origine un boccale di birra in legno. Si fa quindi realizzare un ripiano in cristallo dal vetraio con le misure esatte del diametro interno, che va appoggiato a dei reggi mensola inseriti facendo attenzione tramite riga a bolla, che siano perfettamente orizzontali e disposti alla stessa altezza. Si potrebbe anche realizzare in legno, ma appesantisce esteticamente tutto il mobiletto. Si inseriscono nelle ante anche i pomelli e i passetti. Con 50 € di spesa, diverse ore di lavoro, la botte che stava per finire fracassata, adesso ha un altra vita.

BARREL 001

 

BARREL 003

 

BARREL 004

Avendo recuperato un’ altra botte da 150 litri e una da 250, già si è pronti per loro nuovi riutilizzi. Con quella da 150 una cassapanca, mentre quella da 250 finirà per essere trasformata probabilmente in un divanetto a 2 posti.

OLTRE II

Credo sia sempre una esperienza interessante partecipare a esposizioni collettive di opere d’ arte.
E’ sempre una ottima occasione di confronto e incontro. Utile per capire e visionare altri punti di vista, altri modi di realizzare le idee. E quindi imparare cose nuove. Parteciperò con 7 opere realizzate quest’ anno.
Oltre II

METAFORA

Affascinante incertezza
Il peso del nulla
Innocente perversione
Civiltà degli orrori
Il colore del silenzio
I prodigi del male
Schiera di orizzonti
Poliedrica pulsione
Emotività riflessa
Museo del futuro
Intima percezione
Verità apparente
Agnostica devozione
Disordine ritmato
Grottesca armonia.

E ci saremo ancora,
come movimento di pensieri nudi
nell Eternità del presente.

 

DIALOGANDO CM 50 X 40 – olio e sabbia su tela – 2014

Dialogando

I SOGNATORI CHE NUOTANO NEI PENSIERI DI SABBIA

(Epilessia della ragione)
Guarda il tuo orologio, il tuo contatore temporale da polso che segna, scorre, graffia, tacca dopo tacca, il presente. Ora guarda il calendario. Giorni, mesi, stagioni, l’ immagine del divenire:vedrai che non c’ è emozione nel tempo. È questo il suo delitto, la fissità nel movimento, la sua perenne caduta.
Secondi, minuti, in marcia verso il futuro ed un abbandonarsi sopra, come fossimo barche sulle onde, fino all ultimo momento, all approdo nel porto dell’ Eternità o chissà cosa.
Tic … tac … tic … tac che si fa poesia vuota.
Cimitero: l’ archivio dei corpi.
Veniamo da lontano, veniamo da noi stessi; esuli scintille di perduta fiamma. Mentre cadono le frontiere, si frantumano le identità, l’ anelito alla perfezione e il dramma dello spirito. Vite scarabocchiate, trasformate con inchiostro d’ odio, e gettate in pasto al mondo, agli illusionisti di regime dove, attendere l’ ignoto è il destino dell’ uomo. Profondità dello sguardo senza specchi un sudario come palcoscenico per candidarsi alla morte, il nuovo territorio, l’ innocenza compiuta, radici del silenzio.
Emozioni, emozioni come foglie. Siamo come laboratori di sensazioni rivolte alle stelle, dentro il liquido amniotico dei ricordi, in costante proposta e rassegna, ingenua evoluzione, enigma irripetibile.
Libri gettati sulle panchine dei giorni, scolpiti sugli altari dell’ intuizione.
Non volevamo le ali … ma solo un percorso, dove far camminare ragione e coscienza.
Dune. Dune di sabbia, per andare da qualche parte. E’ rimasto questo.
Solo una scelta ci è data: fermarsi, o andare altrove.

SI SALVI CHI PUO’

Siamo senza scampo.
Cavalli zoppi che scavano nel buio.
Dramma e libello di un mondo
che si dissolve in briciole
tra i disegni del tempo,
nell’ ora del crepuscolo.
E brucia dentro.
Brucia nell’ anima,
calda di umori come imene,
piena di stagioni estive.
Siamo trasparenti come vetro.
In questo vagare morti e non sepolti,
attraversando cattedrali senza virtù,
nuotando nel presente verso il cielo.

Carne pensante, che pascola
su discariche sociali trasformate
in verdi colline di plastica,
malata di miseria,
malata di paura
di marcio albume intellettuale.
Siamo nudi, stanchi e indifesi,
circondati da idoli seduti e assedianti
su troni di paglia,
totem violenti,
che danzano tra elegie in fermento
coi loro sguardi abbaianti e vuoti.
Siamo assuefatti al sacrificio
ai signori
dell’ inganno senza limiti,
intoccabili, assisi
e ottenebranti come sudice
puttane appoggiate al lampione.

Noi giaciamo lì, attorno
restiamo lì, nel labirinto,
prigionieri in quella sala d’ attesa
che è la nostra coscienza.
Perduti
abbracciando l’ ombra della memoria,
la sua geografia fatta di ricordi,
procedure, simboli e bandiere.
Sferzante rassegnazione.
E stiamo immobili
intrappolati nella realtà,
straniti al pari di insetti idioti,
carovane di alberi
antropofagi e senza foglie.
Mutilante lebbra del silenzio
che allaga cervelli sedati,
toxoplasmosi dell’ umanità,
profughi del do ut des
oltre il filo spinato della percezione.

Siamo fragili uccellini in attesa della
morte sul gelido ramo innevato,
sbranati dagli avvoltoi di turno.
E vivere è niente.
Un respiro mai dato,
lento.
Aggrappàti alle parole,
in bilico sul precipizio,
fino alla fine del viaggio.
In cerca di quel sogno che è sostanza,
senso del divenire.

Siamo anche desiderio di risveglio.
Voglia di andare, di essere … liberi
altrove.
Fondersi sull’ ottava nota,
plasmarsi nella quinta stagione
come nuvole colorate. E amen.

CATTIVERIA

Cosa è la cattiveria?
Ognuno può dare al termine la definizione che crede in base alla propria morale, alle esperienze vissute, all’ educazione ricevuta e allo sviluppo della coscienza.
Qui sotto, un video esplicativo sulla cattiveria. Questo è quel che si vede.

Cattiveria allo stato larvale:

2013 (2014)

Lo riassumo per quel che è stato a mio vedere, con il testo di circa 30 anni fa, ma attualissimo, di una canzone (sexi-soviet) mai edita dei CCCP:

È tempo.
È tempo di disprezzo.
È tempo di compassione.
È tempo di disgusto.
È tempo di rimozione.
Di cervelli azzerati.
È tempo di insoddisfatti.
È tempo di pentimenti.
E la voglia di vivere
in una Europa inutile,
serpeggia sotterranea
e non riaffiora.
E non è tempo di assaltare il cielo,
neanche di talpe
inutili come le spiegazioni.
Tempo di miserie,
tempo di pulsazioni.
Tempo di miserie,
tempo di pulsazioni.

E il 2014?
Lo vedo tutto in questa canzone: