TRA LE PIEGHE, L’ INCANTO

Se si chiede, attraversando i vicoli del centro storico di Napoli dove si trova la Cappella privata del Principe Sansevero, non tutti gli abitanti sanno indicarne il luogo esatto, perché i napoletani la conoscono come Cappella Santa Maria della Pietà, “Pietatella” o “Cappella del Principe pazzo”.
Sembra una Cappella qualunque, ma non è così. Qui, al “19” di Via Francesco de Sanctis, insieme a altre mirabìlie dell’ arte è esposto, come lo definisce lo studioso e critico d’ arte Philippe Daverio: “un capolavoro assoluto della scultura manierata”: Il Cristo Velato.

CRISTO VELATO DA MUSEO CAPPELLA
Il Cristo velato di Giuseppe Sanmartino all’ interno della Cappella Sansevero – Napoli

Un’ opera in marmo raffigurante in dimensioni reali (180 X 80 X 50 cm), le spoglie del Cristo avvolte da un sudario, che riposano su un giaciglio in granito riccamente ornato in stile barocco.

L’ opera fu commissionata da Raimondo di Sangro, VII° Principe di Sansevero, prima allo scultore veneto Antonio Corradini (che aveva già realizzato per la Cappella l’ opera “La Pudicizia”)che ne prepara il bozzetto in terracotta (oggi conservato al Museo Sanmartino) su indicazione dello stesso Principe che, a seguito della morte dell’ artista, convoglia la realizzazione nel 1752 al giovane Giuseppe Sanmartino (Napoli 1720 – 1793)che la porta a compimento nel 1753.  Il Principe inizialmente l’aveva posta in un piccolo ambiente in fondo alla Cappella, ma successivamente fu spostata al centro della navata unica.

Le note particolari di questo gioiello dell’ umanità sono quasi tutte rappresentate dal velo che ricopre il corpo ormai privo di vita del Cristo. Sembra vero. Da ammirare la fluidità delle pieghe scolpite in un unico pezzo di marmo che mettono in risalto più che coprire e la sua sottigliezza che lo rende quasi “umido” alla vista. Questa scultura è perfezione, modellazione anatomica impeccabile, non si trova errore neanche se si affida la ricerca a Sherlock Holmes.

E in virtù di questa perfezione inizia la leggenda: cioè che il velo sia stato ottenuto con un misterioso procedimento alchemico. Già, perché il committente Raimondo di Sangro, non era un aristocratico qualunque dedito a dolcevita, allegre donnine di Corte e deboscio nobiliare.  Il Principe di Sansevero era Gran Maestro della Massoneria Napoletana, Editore, alchimista e anche inventore. Leggenda vuole che questi, avrebbe inventato e quindi insegnato allo scultore Sanmartino, il metodo di calcificazione del tessuto in cristalli di marmo e che il velo che ricopre il corpo del Cristo sia il risultato di una operazione alchemica secondo la quale, la scultura veniva posta dentro una vasca e ricoperta da un velo bagnato sul quale veniva versato latte di calce diluito e sul liquido veniva versato successivamente ossido di carbonio, ottenendo così, una precipitazione di carbonato di calcio e quindi un processo di marmorizzazione del velo che si sarebbe integrato alla scultura. Procedimento però, che non è mai stato dimostrato. Inoltre delle ricevute del Banco del Santissimo Salvatore (foto), firmate dal Principe in data 16 Dicembre 1752 e conservate  nell’ Archivio storico del Banco di Napoli così stabiliscono: – “E per me gli suddetti ducati cinquanta gli pagarete al Magnifico Giuseppe Sanmartino in conto della statua di Nostro Signore morto coperta da un velo ancor di marmo.”

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Ricevuta di credito del Principe Raimondo Di Sangro a Giuseppe Sanmartino

Quindi, la scultura è composta da un unico “pezzo”.
Fine della leggenda del velo, anzi no. Perché la stessa, trova conforto nel sapere che il Principe di Sansevero oltre ad aver inventato “l’ archibugio a carica antivento”, il “cannone leggero”, progettato “la carrozza anfibia” (che non sembra aver riscosso successo) e il “lume eterno”, fu anche l’ inventore della “tela cerata”. Traendo probabilmente ispirazione dalle mantelle dei pescatori di merluzzo dei mari del Nord, realizzò e regalò  al Re di Napoli Carlo di Borbone, una mantella impermeabile per servirsene durante le sue battute di caccia nel periodo invernale o di pioggia. Insomma con “stoffe strane”, questa specie di Leonardo partenopeo, malvisto dal popolo per le sue attività di alchimista, ha avuto a che fare. Tutte ricerche e  esperimenti, che svolgeva nei locali sotterranei del suo palazzo ubicati a fianco della Cappella, dove si era creato un laboratorio.

Gli stessi dipinti del soffitto della Cappella sono stati realizzati con pigmenti e colori di sua invenzione. Dipinti che ancora oggi, dopo quasi 300 anni, si presentano nitidi, brillanti e senza necessità di restauro. Quindi la leggenda, con queste notizie avvolte di mistero, resiste nel tempo. C’è anche la leggenda degli scheletri pietrificati esposti nella Cappella e pure che questa si vorrebbe costruita sopra le fondamenta del Tempio Alessandrino del quinto secolo avanti Cristo e dedicato alla Dea Iside, ma sono storie affascinanti, come tutte le altre opere artistiche presenti nella Cappella privata che andrebbero approfondite a parte, mentre è bene per ora soffermarsi sul Cristo velato e l’ artista che l’ ha realizzato.

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Particolare del velo

Bisogna tenere presente che le sculture, in specie quelle in marmo, non sono opere come le tele dipinte o gli affreschi: i margini di errore consentiti con gli scalpelli, sono pari a zero.

Con il marmo se si sbaglia, c’è poco da incollare. Per questo, si può essere orgogliosi di avere in Italia opera di sublime fattura come questa. Un fatto è sicuro: quando ci si trova dinanzi al Cristo velato si resta estasiati. Una scultura contenuta in uno scrigno d’ arte  che merita di essere ammirata dal vivo.

Ok, ma Giuseppe Sanmartino quali altre opere ha generato? Fu allievo di Bottigliero, e di Vaccaro. Si segnalano di Sanmartino, il gruppo con Sant’Agostino che calpesta l’eresia (Sant’Agostino alla Zecca, Napoli), la decorazione, sotto la direzione di Luigi Vanvitelli, della Chiesa dell’Annunziata, l’altare della Chiesa della Nunziatella, e, su progetto di Ferdinando Fuga, il monumento dedicato a Filippo di Borbone, nella Basilica di Santa Chiara. Poi i due Angeli scolpiti in marmo di Carrara per la chiesa dei Girolamini a Napoli.

Le ultime opere in marmo di Sanmartino sono gli angeli e le teste alate, della chiesa di San Lorenzo delle Benedettine a San Severo, in Puglia, parti integranti di tre altari progettati da suo  fratello Gennaro, Regio Ingegnere e Architetto. Realizzò anche l’altare maggiore della Chiesa di “S. Maria degli Angeli” dell’Eremo di Visciano vicino Nola. Ma nulla hanno a che vedere con la realizzazione del Cristo velato.

Tutto qui? No. Quello che sorprende è che l’ attività principale fu quella di creatore di pastorelli per presepi. Solo alcuni sono esposti nel Museo di San Martino a Napoli e anche questi gioielli in miniatura, mettono in risalto meticolosità e precisione incredibili. Anche in questa attività parallela era ed è considerato un fuoriclasse.

IL MANDRIANO - COLLEZIONE PRIVTAFOTO DI LUCIANO ROMANO
Particolare de: Il mandriano, collezione privata. – Foto di Luciano Romano

 

 

 

 

RAVANANDO

Intenso rimestar
tra le Apollìnee chiome.
Arsura estiva osta la gaudenza,
e non si puote a lungo regger
lo termico sconforto.
Ma inver prosegue
il ravanar tra le folte forre.

Repentino lo stupore!
Breve lo passo
dallo scandaglio allo scandalo!
Al palpeggio tricologico anomalia si scorge.
Che d’ è?! Un pidocchio!

scimmie

 

MODELLO KENNEDY DE ‘NOALTRI

Ascoltate questa “brevissima sintesi telegrafica” svolta in Sicilia, che spiega l’ escursus cronologico della “vicenda Moro” questa parte buia e catramosa di quasi 40 anni fa. Parte buia ma non ancora finita. E finirà, solo quando finirà.

L’ On. Gero Grassi è un componente della COMMISSIONE PARLAMENTARE DI INCHIESTA SUL RAPIMENTO E SULLA MORTE DI ALDO MORO istituita nella Attuale XVII Legislatura.
Di questa Commissione fanno parte TUTTI i rappresentanti dei partiti politici.
Dura un’ ora e mezza questo video, ma lo vale tutto il tempo impiegato per ascoltare, per sapere chi siamo, dove viviamo oggi, come e perché.
Il contenuto documentale si trova partendo da questo sito istituzionale. Le prove di quanto detto ci sono tutte anche come testimonianze e, fanno per alcuni versi rabbrividire, mentre per altri, vomitare per l’ allucinante macchinazione di depistaggio, falsità e reticenza. Sono presenti anche le “carte” di ogni processo, e fornite  alla Commissione.
Ne inserisco una, forse presente agli atti di dominio pubblico (cioè non segretata dalla Commissione), ma circolante da anni nel web, così, per capire chi ci governava. Manca ancora della documentazione, almeno quello che non è stato distrutto, degli uffici dei Servizi Segreti (al tempo erano SISMI e SISDE). Non sono ancora tutte in possesso della Commissione, ma cercando bene privatamente, su web e darkweb, si trovano.
Notate la data del documento qui sotto, descritto nel video intorno al minuto 14. Documento periziato, considerato autentico e, ricordatevi il giorno del sequestro Moro.
I giornalisti a cui fa riferimento al minuto 15 circa, sono: Graziella De Palo e Italo Toni. Questo sotto e’ un solo foglio, pesa pochissimi grammi, ma è pesante come un macigno nella storia italiana ed è solo una delle chiavi che aprono porte inquietanti.  E queste porte sono molte. Se cercate il nome in codice del “gladiatore” G-71 (ha pure un sito suo) nel web, trovate il vero nome.

sequestro documento Gladio moro

Il prodotto di ciò che siamo oggi, è il risultato del lavoro di ieri. Vero Signor Gelli? Vero Signor Cossiga? Vero Signor Andreotti? Vero Signor Kissinger? Nascondere, depistare, negare sempre.

LE RISATE …

Le risate saranno quando gli alieni atterreranno sulla terra.
finché quel giorno arriva.
Atterrano con la loro astronave in uno spazio aperto e sono attesi, da tutti i rappresentanti della terra, emozionati per “l’ evento degli eventi” dell’ umanità.
Si apre il portello della navetta spaziale, scendono e si dirigono verso gli alberi, guardano intorno, osservano. Vedono degli uccelli e si avvicinano a loro. Le “autorità” li seguono, curiosi e impauriti. Gli alieni quindi, si dirigono in aperta campagna, sul bordo degli oceani, in montagna, sui fiumi.
Osservano, analizzano. Si percepisce che con ogni animale che incontrano dialogano telepaticamente. Questo gruppetto di extraterrestri si sparpaglia e distribuisce in tutto il globo. Con ogni forma di vita comunicano con il pensiero. Lepri, cavalli, pesci, serpenti, formiche, tutte le forme di vita che incontrano. Sembra che facciano lo stesso, ma in modo diverso, anche con le piante.
A un certo punto si avvicina timoroso uno dei rappresentanti dell’ umanità:
– E noi?
– Voi cosa? – Risponde uno degli alieni, con una voce meccanica .
– Noi gli umani. Non ci avete degnato di uno sguardo! Siete sul nostro pianeta e non ci avete considerato affatto!
– Pensavate forse che ci siamo fatti miliardi di chilometri, come li chiamate voi, per dialogare con una forma di vita che sa solo litigare e portarsi alla autodistruzione?
Scende il gelo sui rappresentanti degli esseri umani.
– Ma gli intelligenti siamo noi. Siamo noi che abbiamo la tecnologia! Risponde un altro rappresentante del genere umano.
– Tecnologia per cosa? – ribatte uno degli alieni. – Per creare armi! Che avete scoperto l’ energia nucleare non significa che la sapete usare. Avete un sistema sociale contorto, siete avidi, violenti, avete un senso della comunità basato ancora su classi sociali separate e basate esclusivamente sul profitto. Vivete nella paura di voi stessi, vi uccidete per un niente. E dite di avere la tecnologia? State annientando la superficie terrestre e voi stessi con la vostra “tecnologia” e non sapete ancora guarire un cancro, o creare una società equa e pacifica. Siete ridicoli, ma ancor più siete pericolosi. Vi teniamo sotto controllo per evitare che arrecate danno al pianeta. Pianeta che non è vostro. Voi qui, siete solo ospiti! Tutte le civiltà senzienti delle altre galassie intorno, vi conoscono. E suscitate un sentimento che voi definite … pena. Siete considerati miseri, presuntuosi, arroganti. Siamo venuti per gli altri esseri viventi, non per voi.
Gli extraterrestri dopo qualche minuto rientrarono nell’ astronave che si sollevò, per diventare un puntino piccolo e poi, sparire in cielo. Fine dell’ incontro ravvicinato. Fine dell’ “evento degli eventi” per l’ umanità.

Qualche minuto e qualche milione di chilometri dopo, uno degli alieni chiede telepaticamente all’ alieno accanto:
– Pensi che gli esseri umani abbiano capito? Sono anche capaci di cose meravigliose! Pensa alle loro opere artistiche, le loro poesie, la musica. Lezione imparata?
– Non credo, lo sapremo fra qualche centinaio di anni del loro tempo. Se ci saranno ancora.

MALEDETTI

I signori della paura per farci stare tranquilli, hanno creato le macchinette della felicità: è facile, basta mettere i soldi, premere il bottone e aspettare.
Non esce un cazzo dalla macchina; rimettere i soldi, ripremere il bottone, riaspettare. Niente, la macchina si è fregata i soldi. Forse il pezzo di felicità si è incastrato e non esce. Niente, non esce.
– Scusi, ho messo i soldi per due volte nella macchina che dà la felicità, ma non esce niente! Si è rotta?
– No, non si è rotta, funziona benissimo!
– Sopra c’ è scritto: QUESTA MACCHINA DA’ LA FELICITA’. Dov’è?
– Ma non c’ è scritto che la dà a lei. Di sicuro a chi ha messo la macchina lì.
– Ah, ma io ora lo so e lo dico a tutti che è una fregatura!
– Quando sarà, avranno inventato la macchina dell’ Eternità, e poi dell’ altro.
Intanto l’ ufficio disbrigo pratiche spirituali è in fermento. La solita carenza di personale al reparto virgole e il divieto di sognare a Novembre crea scompiglio tra gli addetti alla manutenzione del futuro.
Passerà. L’ uscita dei nuovi telecomandi antidolore li calmerà per un altro poco e tutto ritornerà come prima. Come sempre.
Nel frattempo nella fabbrica di utopie, spostando le nuvole da un dramma all’ altro, si sono mangiati pure l’ anima.
Il mercato della dignità sta per andare in ferie. Sarebbe bene farne scorta per i periodi di magra. Vedremo, ma mica è facile. Perché se le guardie del terrore si accorgono che sei sereno, ti arrestano prima che compri e, chissà quando ti rilasciano.
Oggi è il giorno dedicato al controllo della fantasia. Si notano delle dita puntate sulla luna; dita perfette nella manicure, nello smalto luccicante sulle unghie, dalla pelle morbida e delicata. Altre invece sono sporche, callose e informi. Fanculo alla luna.

– È colpa tua se non ti capisco. È sempre colpa tua!

E arriva il domani. Ti sembra di sfiorarlo con le idee, ma è impalpabile. Ti passa accanto come un cofanetto colorato pieno di domande, illusioni a forma di pensiero e sogni in 3D. Poi, un voltarsi di scatto e lo vedi, che si allontana con le sue lucine sempre più piccole fino a spegnersi. Un altro domani attende.
Traccio delle parole sul muro, salta fuori questo: “Siamo costantemente attratti da una gravità terrestre di SEIMILA MILIARDI DI MILIARDI DI TONNELLATE, ma troviamo più difficile sostenere il peso dell’ anima, che è meno di un soffio.”

Esterno – giorno: respiro profondo. C’è il sole, lo stesso di sette miliardi di anni fa. Ci sarà ancora per altri sette. Noi, no. O forse si. Non lo so.