9 MARZO

Che si è festeggiato l’ 8 Marzo? La Donna? La Donna con la D maiuscola è ben differente dalla femmina, così come l’Uomo dal maschio.
Personalmente di Uomini e Donne ne conto, che son meno delle dita delle mie mani. E in queste dita, nemmeno io mi ci trovo. Così come non mi ci trovo in atteggiamenti consuetudinari, da pseudo bon ton e galateo internazionale che vanno in contrasto con il ragionare per antagonismo, se fatti con segno di distinzione tra il mondo maschile e femminile.
Non c’ è niente da fare, l’ uomo è diverso dalla donna. Per fisiologia, per aspirazioni e vocazioni. E’ giusto che sia così. L’ importante è non cadere nell’ errore di valutare le differenze come qualità prevaricanti sui due sessi.
L’ uomo non è migliore della donna e viceversa. Si completano, si fondono in un’ unica aspirazione e vocazione. Se lo vogliono fare, assieme, devono per forza adeguarsi l’ uno all’ altro, altrimenti ognuno per la sua strada, da soli.
Molte conquiste sono state raggiunte dalla donna, non si può negare. Non ovunque, ma alcune cose richiedono tempo. L’ assuefazione al giusto, come un processo di disintossicazione. Molte altre conquiste vanno fatte: il burqa, l’ infibulazione, l’ adeguamento concreto alla parità professionale e sociale. Va fatto insieme, non per contrapposizione. E va fatto in tutto il mondo. Ottenerlo solo in pochi paesi, è poco, anche se è un inizio promettente e positivo.
Oggi è il 9 Marzo.
A voi donne non faccio auguri ipocriti, vi dedico questo stralcio di Lettera di Giovanni Paolo II, da “leggere” anche fuori dal contesto religioso, ma che trovo adatto e significativo. Lo faccio mio e ve lo dono, in segno di auspicio oggi 9 Marzo. Ci aggiungo anche un sorriso, che non guasta mai. 🙂

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6 pensieri su “9 MARZO

  1. Pe mo te lasso… ppoi quanno torno da lavoro, te leggo. ciao 😉

    Antri tempi

    M’aricordo che da regazzina
    la matina me lavavo
    drénto ‘na cunculina.
    D’inverno l’acqua ner broccone
    c’era sempre ‘no strato de brina
    che sembrava cotone.

    E puro su la suffitta
    ce soffiàva ‘na giannetta
    e de le vòrte puro la tramontana
    che te se portava via.
    La pelle de le mani e de li piedi
    ereno sempre rossi pieni de geloni.

    La pòra mi nonna Betta
    quanno a la funtana
    sciacquàva li lenzòli
    co’ le mani pe’ trova’ l’acqua
    se faceva strada e se tuffava
    drénto ‘no strato d’acqua gèlata.

    La guardavo e pe giocà ce provavo
    ma dopo ‘n po’ pe’ er freddo m’aritiravo.
    Ereno antri tempi.
    Oggi ce so’ li termosifoni
    l’acqua calla, la lavatrice
    e tante tante nòve diavolerie…

    A ste femmine d’oggi ste modernità
    nun je bastano mai!
    Le donne de glieri
    faticàvano cantavano
    eppoi nun se lamentavano mai.
    Che donne…ereno antri tempi.

    franca bassi

  2. Ok, se ritornate a leggere, c’ è anche questo:
    Geppi Cucciari scrive una lettera al Corriere della Sera per il giorno dopo l’8 marzo, e racconta le sue impressioni sulla Festa della Donna:

    Com’è andata, uomini? L’avete rivolto un pensiero alle donne vere? O l’unica sinapsi era occupata dalla paura che le mimose del pachistano al semaforo fossero stantie? Com’è andata, donne? Avete ceduto alle lusinghe della cena con le colleghe, del conto alla romana, dello strip alla californiana? Come avete mostrato il vostro orgoglio uterino? Abbeverandovi di sapere gratuito in un museo, oppure dimojito pagato in un capannone di periferia, magari infilando monete da due euro nella canottiera di uomini dall’incarnato caramellato e muniti di sopracciglia depilate ad ali di gabbiano? Quale che sia stata la vostra scelta di ieri, ilare o cupa, convinta o svogliata, conformista come un mazzetto giallo o eversiva come un’opera d’arte sottovalutata, spero che abbiate festeggiato l’evento rimanendo tra i confini patri.
    Italianità, ecco cosa ci serve. L’otto Marzo, ma anche il 7 o l’11. Per dire: cos’ha la Spagna più di noi? A parte Messi, intendo. Di sicuro una legge sulla procreazione assistita degna di questo nome, ad esempio. Che non si mette a contare gli ovuli come fossero «gratta e vinci» e permette persino la fecondazione eterologa. Forse ho sbagliato esempio, ma un viaggetto, Barcellona, lo vale comunque. Bocadillo, sangria e fiocco azzurro. O rosa, se sperate che sia femmina e volete chiamarla come vostra madre. Riproviamo: cos’ha la Svezia più di noi? Una legge sulla maternità degna di questo nome, giusto per non scomodare solo gli Abba. E infatti il tasso di disoccupazione femminile è più basso di quello maschile e il papà ha l’obbligo (sì, l’obbligo) di prendersi il congedo di paternità. E anche la differenza tra salari maschili e femminili è tra le più basse al mondo.

    Forse per quello le donne sono più fertili e a Barcellona ci vanno solo a vedere la Sagrada Familia:
    E allora forse sì: anche Stoccolma un volo lo vale. Al massimo dovrete abituarvi alle temperature subpolari,ma per tenervi al caldo basteranno una libreria Expedit da montare sacramentando (nel caso potete andare a casa del fondatore dell’Ikea, il signor Ingvar Kamprad in persona e incastrare la brugola avanzata nel tasto del suo citofono, vendicando così migliaia di famiglie italiane e non solo), un libro del celebre ispettore Kurt Wallander (anche bruciandolo, nel caso, se da quando il nostro eroe si è sposato con una parrucchiera di nome Mona vi ha delusi) o, ma proprio come extrema ratio, rotolandovi con vostro marito.
    E infine:
    Però, ecco, però: forse davvero sarebbe il caso di farlo qui, il giretto panoramico. Varrebbe la pena di non essere più turiste e turisti dei diritti e trasformare la mobilità per rassegnazione in stanzialità combattiva. Ieri di sicuro tra i capoccioni di mimose-muniti, ce n’erano un bel po’ che prima di regalare il mazzetto alle dipendenti le avevano costrette a firmare le dimissioni in bianco. Per non rovinare la festa e per buona creanza, forse non era il caso di prenderli a ginocchiate nell’orgoglio proprio l’8 Marzo. Ma oggi è il giorno dopo. E allora: buon nove marzo a tutte. E a tutti. Con la tenue speranza che arrivi un giorno in cui nascere donna sia un’opportunità e non una condanna, in cui basti essere femmina e non serva combattere come una femminista d’altri tempi. E magari quel giorno i fiori abbinati alla nostra celebrazione non sapranno più di moquette bagnata, ma avranno un profumo inebriante, come solo noi sappiamo essere.

  3. Ciao carissimo Walter, ho letto e tornerò ancora da te. Un gran post dedicato alle vere donne. Grazie, sto andando al lavoro, poi parto per la mia campagna.
    Lunedì quanno torno dar mì’ bosco, te porto er canto de l’ uccelli, er silenzio der vento e i colori de la natura. Me riccomanno quanno vedi ‘n vecchio solo, accarezzaje er viso puro pemme.
    ‘N grosso abbraccico 😉

  4. Le diversità: razza, religione, convinzioni, esperienze di vita, lingua, cultura, età, gusti sessuali, abilità, inabilità, l’occhio di vetro, la lingua di pezza, … semplicemente il fatto di essere uomini o donne, il lavoro che abbiamo scelto o che non abbiamo potuto scegliere, è assolutamente impossibile anche solo tentare di contarle.
    E’ vero, gestire la diversità richiede impegno, ma la vita è cambiamento, evoluzione, confronto e delirante varietà di forme: ed è anche i colori (tutti!) !!!

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