BARCHE DI CARTA

Cos’è per me, uno scrittore? Per prima cosa un acuto osservatore. Di sicuro non è colui che sa scrivere bene, di sicuro non è un privilegiato, ma non è nemmeno un romantico artistoide sensibile che prova su di sé le peggiori, immaginarie, sofferenze dell’umanità.
E’ piuttosto colui che è nato capovolto, che ha la fortuna e la sfortuna insieme, di cogliere continuamente due, tre, quattro, infinite prospettive diverse contemporaneamente: di modo che, per un vero scrittore, diventi molto facile uscire fuori da sé, guardarsi da fuori e giudicare se stesso e gli altri.
E’ ancora più miserabile in questo degli esseri “normali”: perché pur essendo consapevole di mondi sconosciuti nascosti nelle pieghe di gesti abituali, tic nervosi e inflessioni vocali della gente che frequenta (oltre che dei suoi personalissimi difetti) ci sguazza ancor più consapevolmente, ancor più umanamente.
Lo scrittore può essere sia socievole che antisociale: può essere sia simpatico che scorbutico. Quelli sono i geni di famiglia, non la sua scrittura. Solitamente è un essere dotato di una feroce autoironia, di una consapevolezza estrema di sé, rasenta la vanagloria ma non ne fa mai sfoggio, perché per prima cosa adora gli uomini in tutte le loro sfaccettature e manchevolezze (o almeno per me è così).
Lo scrittore secondo me è un essere libero, in quanto non vincolato in linea di principio nello svolgimento della propria arte, ma anche prigioniero (oddio parlo come Veltroni) perché ha, nella maggior parte dei casi, un estremo rispetto del costume sociale, soprattutto da quando la borghesia è divenuta la classe dominante.
Potrei scriverti altre trentamila righe su cosa sia lo scrittore: te ne scrivo ancora una decina per dirti secondo me, come mai da secoli, anzi, da millenni, egli venga dipinto come un privilegiato, come il possessore di qualcosa in più: semplicemente per il fatto che, a differenza del falegname col legno e del chirurgo col fegato, il suo talento la sua passione e la sua dimestichezza lo hanno messo a stretto contatto con la materia più duttile che l’umanità abbia sperimentato dal fuoco ad oggi: la parola, il linguaggio.
Lo scrittore è il depositario del linguaggio e, se prima ciò lo rendeva un mero favellatore intorno a un falò (vedi Omero e compagnia), dalla sistemazione scritta delle parole, dall’istituzione del libro cartaceo e dalla sacralizzazione dei testi scritti (religiosi) la capacità di scrivere è diventata un mezzo per trasmettere conoscenze, sensazioni, impressioni che di volta in volta singoli uomini e con essi intere civiltà hanno sentito come necessario l’atto di tramandarle.
Ciò fece dello scrittore il Depositario del proprio Tempo, la Voce per Tutti quelli che, come il falegname e il chirurgo, hanno preferito (e per fortuna nostra che altrimenti oggi non esisteremmo affatto) dedicarsi a cose più pratiche e durature.
Perché lo scrittore fondamentalmente, è un perdigiorno con la pancia piena e la sua scrittura (nel senso della sua opera completa) è una barchetta di carta sul mare dei secoli.

Di: Luca Militello

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5 pensieri su “BARCHE DI CARTA

  1. ” Cos’è per me, uno scrittore? ” Grande domanda, ancora oggi me lo chiedo, e continuo a scrivere senza fermarmi e nella mia mente mi dico “continua non ti fermare, forse fra mille anni, qualcuno leggerà i tuoi scritti”.
    Caro Walter, cerchiamo di prendere la vita per il verso giusto. Un caro saluto e serena giornata di lavoro.
    Ps.
    Wartere, ‘glieri ho preso la prima paga da dipennènte. Aho! a 74 anni m’ha fatto proprio strano 😉

  2. Tutto questo non è giusto! ci sono delle stranezze. L’anziano pe vive deve continuare a lavorare. Il giovane nun so come se sarva. Er monno gira a rovescio e sottosopra. Speramo bbene. ‘N abbraccico e ‘n saluto a la tu terra.Aho! è puro mì’ 😉

  3. Franca hai perfettamente ragione, ma le pensioni date solo dopo 15 anni di lavoro, non sono state inventate (e regalate) ora. Chi adesso ne usufruisce, sa benissimo che andranno a gravare su quelle di oggi e di domani. Si va in pensione da vecchi decrepiti perché prima si andava in pensione quasi con il pannolino. La coperta quella è, e va bilanciata.

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