UN SOGNO: PUNTO E VIRGOLA.

Una volta ho fatto un sogno. Mi trovavo seduto ad un tavolo rotondo. A un tavolo rotondo da gioco, con attorno altre persone. Persone che non conoscevo. E loro non conoscevano me. Non avevo idea di come ero finito lì, ma il mazziere incominciava a distribuire delle carte, a me e agli altri. Ognuno aveva davanti una quantità di gettoni a disposizione, e neanche di questo mi capacitavo del come fossero lì, belli ordinati davanti a ognuno di noi. Ad un certo punto si inizia a giocare; il gioco anche quello era sconosciuto, ma riuscivo a vedere gli altri in viso, e ad ogni sguardo, le regole del gioco cominciavano a farsi largo tra la confusione e lo stupore. Eravamo lì, a guardarci negli occhi, cercando di spiare tra di noi ogni movimento che potesse far capire quali erano le nostre intenzioni. Tutto attorno al tavolo il buio, il niente. Nemmeno la nostra ombra. La luce arrivava dall’alto, illuminava molto bene il tavolo e tutti noi attorno, ma era indistinguibile la sua provenienza. Così, si cominciò a giocare, ed ad ogni mossa, le regole che all’inizio nessuno conosceva, cominciavano a diventare sempre più familiari con il tempo che passava. Le persone attorno a quel tavolo erano tante, ognuna con un viso ben definito, e a volte con tratti poco marcati. Ma tutte avevano in comune una cosa: quel senso di curiosità, nel cercare di capire le regole del gioco, mista a paura. Paura che via via che le carte andavano distribuendosi, si dissolveva. Non so per quanto tempo sono stato a giocare a quel tavolo. Forse un’ ora, forse venti anni. Forse da sempre. Con la fortuna per ognuno, che ora girava con il vento giusto e altre volte no. Chi puntava forte, chi barava, o chi addirittura cercava di non puntare neanche. Ci fu anche chi perse tutto in un sol colpo e chi si alzò tirando per la rabbia le carte in aria, andandosene sbraitando come un forsennato. C’ era chi veniva sostituito e chi vinceva spesso, con un sorriso bastardo e compiaciuto sotto il naso.
Alla fine restammo in pochi. Ce la giocammo fino all’ ultimo gettone a disposizione quella partita.
E per ultimo, seduto a quel tavolo, rimasi solo io. Io e il mazziere. Nel buio di quella atmosfera con un bel niente attorno. Ero soddisfatto, ma anche stanco. Stanco di tutto quel tempo indefinito in mezzo alle carte, gli sguardi, la tensione e i gettoni lì davanti, che aumentavano e diminuivano.
Chiesi quindi al mazziere, così, senza timore alcuno: –“cosa ho vinto?!”
E lui rispose con aria distaccata: – “Niente, caro signore, proprio un bel niente. Ora per cortesia lasci il tavolo ad altri.”
“Ma allora …” Gli chiesi ancora  “ tutto questo tempo, per cosa ho giocato a fare?!”
E questi: –“Per il semplice piacere di giocare.”

Poi, il risveglio;

caleidoscopio

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3 pensieri su “UN SOGNO: PUNTO E VIRGOLA.

  1. Forse mi sbaglio alla grande, ma io in questo sogno ci vedo la Vita con tutti i suoi risvolti positivi e negativi e la conclusione la interpreto come, l’aver voglia di viverla questa Vita. Mi è piaciuto tantissimo. Ciao, Pat

  2. Non so se dici giusto o sbagliato.
    Sono quei pensieri e flash che volano in testa … e finiscono di botto su Pc.
    Ognuno può interpretare quanto scritto nel post, in tutta libertà.

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