NON EST VIVERE …

Quello che scrivo in questo post non è certamente un tema semplice e tanto meno un argomento da generalizzare.
Ho letto e ascoltato sulla pratica dell’ eutanasia in alcune cliniche, pratica effettuata specialmente in Svizzera, ma anche in paesi come l’ Olanda, il Lussemburgo e il Belgio. La cosiddetta “dolce morte” o similmente il testamento biologico.
In queste “cliniche” si arriva solo se si è dimostrato, carte e referti medici alla mano, di essere malati terminali e irreversibili.
Inoltre, lo staff medico (dicono) è tenuto a far desistere fino all’ ultimo, il soggetto che vuole sottoporsi a tale pratica.
Il costo di questa “operazione” si aggira intorno i 7.500 e gli 8.000 Euro. Spese di viaggio a parte. Solo la Svizzera accetta di effettuare tali pratiche ai non residenti.

Non sto qui a aprire dibattiti sul pro o contro, ad assolvere o colpevolizzare le persone che decidono di sottoporsi alla eutanasia, anche se una idea personale ce l’ ho e non intendo affatto imporla perché credo che ogni idea che si trovi fuori da pregiudizi e moralismi, merita rispetto.
Da credente penso che Dio, alla faccia dei religiosi integralisti, possa perdonare il desiderio di cercare la pace chiedendo di morire con dignità, come ultimo gesto nei confronti di se stessi. Gesto, dove non ci vedo cattiveria. D’ altra parte, pure Papa Giovanni Paolo II chiese di evitare nei suoi ultimi momenti di vita, l’ accanimento terapeutico.
Non la condivido per me, perché non la capisco, ma la rispetto per gli altri, in virtù di una concezione di Libertà della persona che va vissuta fino alla fine, fino all’ ultima scelta.

Quello che invece mi chiedo è: si tratta davvero di una dolce morte dignitosa? Non c’ è davvero un sistema migliore? È vero che molti malati non autosufficienti si sentono privi della dignità, e che il principio di autodeterminazione è alla base della condizione umana come individuo senziente, ma in quel sistema di iniettare intrugli nell’ organismo non ci vedo alcuna dignità superiore a quella che attraversa il malato terminale in quei difficili momenti, perché è lo stesso sistema che si usa per i condannati a morte (che disapprovo) in paesi come gli USA, o in alcune cliniche veterinarie. Se poi si considera che queste pratiche alcune volte vengono effettuate in scantinati, stanze di fortuna o addirittura in un furgone, la ricerca della dignità in questa pratica si fa difficile. Quando nel 1973, cioè più di 40 anni fa uscì il film apocalittico “2022: i sopravvissuti”, l’ eutanasia veniva offerta in modo più poetico , anche se si finiva come cibo per i rimasti.

Altra domanda: sono sicuri gli “addetti” che questa volontà del soggetto di farla finita, sia reale e effettiva e non si tratta, da parte del malato terminale, di un atteggiamento nei propri confronti dovuto a un forte stato depressivo “temporaneo” dovuto allo stato di sofferenza?
Ho inserito tra virgolette temporaneo, perché è pur vero che quando la depressione invece è allo stato cronico è uguale uguale alla morte dell’ anima, senza più stimoli, interessi e accompagnata da sofferenze difficili da sopportare, quando ci sono solo quelle nel menu della vita.

Ma andiamo ai costi. Il pensiero etico a favore di tale pratica, dice tra le tante cose che: “se si ha un diritto alla vita, si ha anche un diritto alla morte” e “non si può essere obbligati a vivere quando questo comporta atroci sofferenze fisiche e/o psicologiche”. E se queste sono affermazioni giuste devono essere giuste per tutti, per chiunque.
Qui spunta la domanda che ritengo stupida, ma necessaria:
E le persone povere e indigenti che non possono permettersi nemmeno quegli 8.000 Euro di spesa che fanno? Per loro il diritto non vale? Credo che, se questo servizio deve essere, che sia gratis. Non si può guadagnare su una scelta del genere, come su un servizio funebre, non può diventare business, perché allora si, che toglie dignità.
E se la persona è minorenne che si fa? In Olanda la legge prevede che venga accertato che la malattia sia alla fase terminale e con sofferenze fisiche non confortabili, che debba essere uno psicologo esterno all’ equipe medica curante a valutare la “capacità di giudizio” del bambino, e che capisca cosa significhi morire. Devono essere inoltre,gli stessi bambini a chiederlo, con il consenso dei genitori. E se uno dei due genitori rifiuta?

A proposito del titolo:

Non est vivere sed valere vita est – (Marziale)
(La vita non è essere vivi ma stare bene)

3 pensieri su “NON EST VIVERE …

  1. nessun commento, argomento troppo difficile oppure nessuno vuole esporsi.
    Non entro nel merito dell’eutanasia
    perche’ e’ un discorso troppo intimo e complicato per la varieta’ della casistica e per il coinvolgimento etico e religioso. Non basterebbero giorni e giorni per discutere sull’argomento e comunque io che ci ragiono su da anni, anco oggi non ne ho una idea ancora ben definita, tante sono le implicazioni contenute, ma … sul costo … beh, li’ non ho proprio parole, nel senso che veramente ne avrei tante ma non trascrivibili in un blog pubblico. Solo una considerazione: quando si parla di soldi finisce l’etica e la la civilta’ di nazioni o stati che si sentono avanti rispetto ad altri. Insomma ad ora di interessi finisce tutto ” a tarallucci e vino”

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