BUIO

Quello che vi sto per raccontare non dovrebbe accadere a nessuno. Nessuno.

Poso il libro sul comodino, il clic dell’ interruttore che spegne la lampadina e … e buonanotte.
Buio, BUio, BUIo, BUIO.

NERO TOTALE
Mi sveglio di soprassalto. Apro gli occhi e … buio. Buio totale, mai visto prima un buio così oscuro e nero. Non sono nel letto, non so proprio dove sono. L’ unica sensazione è che mi sento sospeso nel vuoto, nel buio più totale. Guardo a destra e sinistra, ma niente. Sempre buio. Dove mi trovo? Mi tocco il corpo, le braccia e le vedo. Vedo le mie gambe e i piedi. È strano, vedo il mio corpo ma non vedo in questo buio totale la luce che mi illumina. Deve esserci una fonte di luce, un sole, una lampadina da qualche parte, ma non c’ è. Come è possibile? Sono nell’ oscurità e comincio a provare sensazioni inquietanti, anzi l’ inquietudine sta nel fatto che non ho sensazioni. Mi sento sospeso nel vuoto, ma non sento niente, non respiro, non vedo se non me stesso, non c’è niente attorno a me. Nel silenzio assoluto, dovrei almeno sentire il battito del cuore, ma niente. Non ho battito.
AIUTO! AIUTOOOOO! DOVE SONOOOOO! Grido, ma non sento niente. Non sento niente perché dalla mia bocca non esce aria. Non c’ è niente attorno a me, quindi non è possibile gridare o parlare, non serve a niente. Niente aria … niente voce. Sono nel vuoto assoluto. Comincio ad agitare le mani, ma non avverto nessuna sensazione di aria che si muove. Ancora effetto strano, perché se mi trovo nel vuoto assoluto, dovrei esplodere in mille pezzi in quanto non c’ è pressione e gravità. Sono integro, ma la sensazione è quella di essere nello spazio profondo e chissà dove. E soprattutto chissà come.
Provo a ragionare: non vedo un cazzo se non me stesso, non sento, se non la percezione del mio pensiero. Non respiro. Attorno a me il niente, manco l’ aria.
Cazzo allora sono morto!
Questa è la morte? No. Ma quello che viene dopo, forse si. Ma sono morto? O magari sono in coma? Ma se mi sono coricato nel mio letto in piena salute! Ok ci sono. Forse un terremoto devastante che ha distrutto tutto e sono passato direttamente dal sonno alla morte. Non lo so. Non è che mi interessi molto quello che è successo, ma quello che succede, cioè ora, adesso. Provo a gridare nuovamente. Stesso risultato. E non c’è niente e nessuno.

Riprovo a fare il punto sulla situazione: dunque, se sono morto, cosa probabile, non sono l’ unico che muore, quindi ci dovrebbe essere qualche altra persona (miliardi) nelle mie stesse condizioni. Ma non si vede un cane. E neanche si sente. Non vedo, non respiro, non sento il mio battito, vedo solo me stesso illuminato da chissà cosa. Tra l’ altro mi sento bene. Praticamente sono un vegetale in perfetta salute. Dovrei provare a ridere. Ridendo i polmoni e la membrana pleurica si contraggono in uno spasmo involontario. Almeno per vedere se c’è aria e in che posto o dimensione mi trovo. Ma proprio non ne ho voglia e niente adesso, riuscirebbe a farmi ridere.
Mi metto due dita in gola per provocarmi il vomito. Niente. Allora non c’è proprio aria o qualsivoglia gas attorno a me. Sono nel vuoto assoluto e rimane la domanda sul perché non esplodo in assenza di gravità. Ritorna la risposta inquietante di prima. Sono morto. E se sono morto, sono cazzi. Ma cazzi brutti, perché dopo la morte o c’è l’ Eternità o il nulla. Cogito ergo sum. Speriamo che questo detto non sia una baggianata, perché se ci sono io , allora il nulla non c’è. Quindi per esclusione, sono dentro l’ Eternità. Ma solo come un cane. E sinceramente passarla così l’ Eternità, mi rompe un tantinello i cabbasisi. Dormivo tranquillamente e puff … non c’ è più niente. Sono sveglio, so di esserlo. Sono e mi sento lucido mentalmente. Non è un sogno, almeno credo, ma se lo fosse è fatto talmente bene che la mia fantasia e la mia parte onirica, si meritano una standing ovation di tre giorni. Giorni, già. Da quanto tempo sono qui? Perché la sensazione del tempo la avverto. Quella si, la sento attraversare la mente, la percepisco. È cosa buona e positiva? Vedremo. Intanto devo capire dove sono e anche “cosa sono”, visto che non c’ è niente che mi avvicina a quello che si può definire essere umano, se non il pensiero..

Provo a nuotare in questo nulla. Stile rana, è quello che mi viene naturale in questo frangente. E in che direzione nuoto? Qualsiasi direzione prendo, si può dire che è ovunque. Conto le bracciate. 10, 20 … 100. In mare o in piscina avrei dovuto avvertire un senso di stanchezza a questo punto. Niente. 540 bracciate nel nulla e non sono neanche stanco. Mi sembra tra l’ altro di non essermi mosso per niente da dove sono, o da dove ero. Non posso dire fatica inutile, perché la sensazione strana è che non sono appunto stanco, ma tempo perso, si, questo lo posso dire. L’ unica cosa che avverto è il tempo. Ed è un paradosso. L’ unica cosa che avverto è una cosa astratta. Almeno, nel mondo, nella dimensione di prima era così. Ora no.
Vuol dire che sono morto oppure, oppure che mi trovo in un’ altra dimensione. Ma non c’ è nessuno. E il tempo passa. A nuotare in questo nulla silenzioso non ci penso più. Non so più da quanto tempo mi trovo in questo infinito. Non ho fame, sete e neanche sonno. Non sono stanco, ma credo che siano passati almeno due giorni da quando mi sono risvegliato in questo chissà dove. Mi accarezzo il viso. Neanche la barba è cresciuta. E comincio a provare inquietudine. Perché il Paradiso di sicuro non è. Qualsiasi religione lo descrive come qualcosa di soave e positivo. Qui non c’ è niente di tutto questo. Anzi, non c’ è niente. È l’ inferno allora? Sempre le religioni lo descrivono come qualcosa di negativo. Ma non soffro e fisicamente mi sento bene, sempre se quel che sento è uno stato fisico o la sua parvenza. L’ unica cosa negativa è l’ inquietudine generata da questo nulla. Il Purgatorio del cattolicesimo non è neanche, perché ero convinto che il mondo in cui vivevo, questo si, era il Purgatorio.
… Vivevo. Cazzo, ragiono al passato. Se voglio uscire da questo “dove” devo almeno ragionare al presente. Non so perché ma da più ottimismo che ragionare al passato. Io sono e mi sento vivo! È che non sto vivendo. Non c’ è nessuno e mi sono stancato psicologicamente di stare così. Minkia se questa è l’ Eternità, fanculo all’ Eternità. Meglio vivere solo venti anni e poi basta, che stare così per milioni di anni e oltre.
Provo a affogarmi con le mani al collo. Niente, come prima. Mi mordo le braccia stringendo i denti a più non posso, ma non si stacca niente e non sento dolore.
Vorrei dormire un poco, solo per distrarmi qualche ora da questo nulla, ma non ho sonno. Neanche chiudendo gli occhi. Non ci riesco. Proprio non ho sonno. Non so più da quanto tempo sono qua dentro, non so più dove sono. Aiuto. Grido dentro me. Aiuto.

Prego. Non mi resta altro, per cercare di reprimere la noia di questo nulla. Neanche posso cantare. Provo a farlo nella mia mente, ma non serve a niente, poi stufa. Voglio tornare nel mio mondo. Qui non c’ è nessuno, e sentire strombazzare una macchina che passa a tutta velocità, in questo frangente sarebbe una meraviglia. Non desidero neanche niente. Che so … una sigaretta, una fetta di torta, un bicchiere di Daniel’s. Niente. Niente che dia soddisfazioni o gratificazioni fisiche. Leggerei volentieri un libro o farei le ore piccole con qualche amico. Questo si, perché sono gratificazioni mentali.
Credo che è passato almeno un mese in questa gabbia infinita fatta di nulla.
Secondo il mio “orologio interno” a quest’ ora dovrei avere la barba più lunga di un fachiro indiano e le unghie come una drag queen. Ma forse è andato in malora pure il mio orologio interno e i cicli circadiani.
Riprovo a muovermi, devo andar via da qui. Conto le bracciate e vado a cazzo, dove capita. Se sbatto la testa in qualcosa e mi si rompe, è tutta felicità. Ancora non riesco a capire come è che vedo il mio corpo e lo sento al tatto, senza che ci sia una fonte luminosa. Credo che se risolvo questo quesito, risolvo tutto il problema in cui mi trovo. Spero.

Avrò “nuotato” per giorni in tutti gli stili possibili, senza vedere neanche un granello di polvere, ora basta. Ho capito. Ho capito che devo aspettare: cosa? Non ne ho idea. Aspetto. Che altro posso fare? Aspetto che succeda qualcosa. Aspetto che succeda “qualcuno”. Mi distendo sospeso nel nulla allargando braccia e gambe e aspetto. Senza pensare. Senza pensare a nulla. Il nulla nel niente.
Saranno passati anni, almeno mezzo secolo e sono ancora qui, nel niente. Mi manca il tramonto, mi manca la pioggia, mi manca pure quella sciocca umanità cazzeggiante, cattiva, avida, impaurita, e che vive soppalcata, malgrado tutto lo spazio che ha a disposizione. Ne facevo parte. Mi mancano le grida dei bimbi che giocano nel cortile, il sorriso della cassiera all’ ipermercato, l’ odore del rosmarino. Mi manca uno straccio di foglio di carta, su cui scrivere le mie sensazioni o una stupida poesia. Mi manca pure prendere la scossa elettrica come quando cambiavo i fili del lampadario senza togliere la corrente. E non ho fame, non ho sete, non ho sonno e non ho freddo. Non ho niente. Sono libero da tutti e tutto. Sono libero. È questa forse la LIBERTÀ? Un limbo?

D’ improvviso mi sento piegare quasi in due, come se un uragano mi travolgesse in mezzo al mare con un boato. Mi ritrovo nel letto. Sveglio, seduto sopra come un capo indiano. Mi accarezzo il viso, niente barba. Accendo la luce del comodino. Clic. Luce. Cazzo che sogno! Anzi, che incubo. Me lo ricordo tutto. Scendo dal letto a piedi scalzi con un salto, ricado. C’ è gravità. Mi pungo con uno spillo. Esce una goccia di sangue, mentre sento un lieve dolore che si trasforma in immensa gioia.
Respiro profondo.
Sole.
Grida di bimbi nel cortile.
Caldo.
Caffè.

6 pensieri su “BUIO

      • Non ne dubito: anch’ho vissuto incubi analoghi. Una volta ho sognato che lievitavo fuori dal letto. Ero sicuro di essere sveglio, però non riuscivo a fermarmi. Un’altra volta ho sognato che c’era una presenza nella stanza che mi girava intorno. Anche lì ho creduto di essere sveglio. Ma il terrore era così forte che non riuscivo ad aprire gli occhi……..

  1. Che brutto, sembrava quasi realtà… Anche a me é capitato di aver incubi stramaledettamente veri però mai così…la sensazione più brutta è quella dell’impotenza di essere li e non poter far niente, di vedere il tuo corpo e nient’altro. Meno male che poi riesci ad aprire gli occhi e ti accorgi che era solo un sogno, un brutto sogno.

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